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“Non ti farò aspettare” di Nives Meroi

Tre volte sul Kangchendzonga, la storia di noi due raccontata da me. Questa storia comincia (male) e finisce (bene) sul Kangchendzonga, la terza vetta più alta della Terra, una delle più difficili da scalare. È una storia epica, non solo di alpinismo, ma soprattutto d’amore e di crescita interiore. Siamo nel 2009 e Nives Meroi è in corsa con altre due alpiniste per diventare la prima donna ad aver conquistato i quattordici ottomila del pianeta. Come ha sempre fatto, affronta il Kangch, la sua dodicesima cima, in cordata con il marito Romano, e senza “sconti”: né portatori d’alta quota, né ossigeno. Allo stesso tempo, mentre i media spettacolarizzano l’impresa, Nives non è insensibile alla sirena della fama, che la sta trascinando in un gioco che non le appartiene... Ma, a poche centinaia di metri dalla vetta, Romano non si sente bene e si ferma. Che cosa sceglie di fare, allora, Nives? Proseguire da sola, conquistando un’altra cima utile per la vittoria, come molti le avrebbero ...

Corso di Cucina Tradizionale Giapponese (和食)

Come ho letto il trafiletto di presentazione non ho resistito e ho subito chiamato quelli di è Cucina con la speranza ci fosse ancora posto: e così e stato! L’ esperienza di due anni fa mi aveva lasciato una buona impressione e la voglia di mettermi nuovamente alla prova per imparare cose nuove era tanta, così un paio di venerdì fa ho frequentato il “ Corso di Cucina Tradizionale Giapponese ”. Anche queste volta la presentazione lasciava prevedere una serata davvero intesa e ricca di soddisfazioni: « Un corso di cucina giapponese sotto la guida dello chef Tatsumoto per esplorare i piatti della tradizione, dalla Tempura alla minestra con tofu al Tori no Teriyaki (pollo in salsa teriyaki) », e devo confermare che ancora una volta le mie aspettative sono state ben ripagate. Riassumo quindi di seguito i vari argomenti trattati durante l’esercitazione teorico-pratica durata circa 3 ore, dalle 19:30 fino alle 22:30 e un poco oltre. Prima di partire, però, è bene sapere che, c...

Via Cappuccio del Fungo al Trapezio di Tessari

Poiché la volta scorsa mi era rimasta ancora troppa voglia di salire il bel calcare di Tessari, sono riuscito a mettere insieme qualche amico e partire ancora una volta in direzione di Rivoli Veronese, verso quella parte di Monte Cimo nota come il Trapezio . L’avvicinamento questa volta non è stato un problema e nemmeno trovare l’attacco, due vie dopo quella del Porce, con un chiodo e poco sopra un cordino in clessidra: la via “Cappuccio del Fungo” (E. Cipriani & F. De Renso) era proprio lì ad aspettarci. Questo itinerario salito per la prima volta nel 1982, è stato il primo ad essere aperto sulla parete ed è uno dei più raccomandabili per la roccia, di eccezionale qualità e ricchezza di appigli, e per la conseguente bella arrampicata che offre. Filata la corda e sistemato tutto il materiale, compresi cordini e rinvii per le numero clessidre, siamo partiti in due cordate per la nostra ascesa. Anche questa volta, rispetto a quanto indicato nella relazione, in soli quattro...

Via del Porce al Trapezio di Tessari

Finito da poco il corso di Alpinismo del CAI di Verona , abbiamo cercato subito di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti e quindi, fra le tante proposte che ci hanno consigliato, nel pomeriggio siamo partiti alla volta del Monte Cimo, in particolare verso la parete di Tessari, meglio nota come il Trapezio . Caratterizzata da roccia solita ed eccezionalmente ricca di appigli, questa bella falesia ci è sembrata subito il terreno adatto per metterci alla prova, la scelta perfetta per iniziare a muovere i primi passi da capocordata. Parcheggiato a Tessari, salita la strada sterrata sulla sinistra e superati i campi coltivati, qui è iniziata subito la nostra disavventura, se così la possiamo definire, poiché abbiamo saltato l’ometto che indicava sulla destra il sentiero di accesso alla parte, salendo invece fino alla via d’uscita della nostra via. Archiviata questa parentesi di trekking sotto il cocente sole ci siamo avvicinati alla base della parte cercando la via “Cappucc...

Gelato al tè verde: facciamolo a casa!

Finalmente ci siamo: il caldo dell’estate che presto sarà fra noi inizia a farsi sentire e, almeno per me, è davvero difficile rinunciare ad un buon gelato, magari per merenda o dopo cena, quando si ha voglia di mangiare qualcosa di sfizioso seduti in balcone e gustarsi la brezza della sera. Ma visto che le cosa fatte da sé sono sempre più buone, riuscendo anche a risparmiare qualcosina, vi propongo di seguito la mia ricetta del gelato al tè verde (giapponese). Come sempre, però, prima di tutto un po’ di cultura. Come spiegato in Wikipedia.it , il matcha o maccha (抹茶, rubbed tea , pronunciato [mat.tɕa]) è il tè verde giapponese, finemente lavorato, usato principalmente nella tradizionale cerimonia del tè. Le foglie vengono cotte al vapore, asciugate e ridotte in polvere finissima; ce ne sono due tipi, il koicha (spesso) che proviene da piante di età superiore a 30 anni, e il usucha (sottile) che proviene da piante di età inferiore ai 30 anni. I benefici per la salute de...

L’estinzione dell’alpinista medio

“Non lo avete notato anche voi? Sono quasi scomparsi gli alpinisti medi. Non so spiegare il fenomeno. Però è un fatto che in Italia negli ultimi anni c’è stata una forte divaricazione tra chi vede la salita come uno sforzo sportivo intenso, spesso estremo, e invece villeggianti di fondo valle ben contenti di fare la loro camminata di poche ore prima di sedersi a tavola per il pranzo.” Inizia così l’articolo di Lorenzo Cremonesi apparso sul numero di aprile di Montagne360 , la rivista mensile del Club Alpino Italiano , che mi ha fatto parecchio riflettere sulla domanda (che campeggia anche sulla copertina): “Siamo alpinisti o turisti?” Qualche volte sarà capitato anche a voi come a me di partire per una camminata e tornando a casa la sera, sentire un po’ di amaro in bocca, forse perché in realtà la meta non è stata altro che il rifugio… E questo articolo, con molta semplicità, porta l’attenzione su una questione che è davvero sotto gli occhio di tutti, ma che per pigrizia riteng...

Giappone 2014 #10: Kyōto

Ultimo giorno pieno da dedicare alla scoperta di Kyōto, ma non mi perdo certo d’animo in quanto le cose in programma anche oggi sono davvero tante per cui, dopo una buona colazione, usciamo presto di casa in direzione Tempio Ninna-ji (仁和寺). Tempio principale della scuola Omuro della setta buddista Shingon (真言, dal cinese “ Vera Parola ”), fu fondato nell’888 dall’imperatore Uda (宇多天皇, Uda Tennō ) in onore della dea buddhista Avalokiteshvara (観音, Kan'non ). Per molti secoli un membro della famiglia imperiale servì come capo sacerdote e per questo il tempio era anche conosciuto come Palazzo Imperiale di Omuro (御室御所, Omuro-gosho ). A causa delle numerose guerre e incendi che devastarono Kyōto nel corso della sua storia, nessuno degli edifici risalenti alla fondazione sopravvive. Gli edifici ad oggi più antichi risalgono all’inizio del periodo Edo, tra cui la sala principale (金堂, Kondō ), la Sala Kannon (観音堂, Kannondō ), la porta anteriore Niōmon (仁王門, letteralmente “ Cancello Niō”), ...