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Visualizzazione dei post con l'etichetta Montagna

I pascoli della libertà

Durante le scorse festività (ma ahimè forse per l’ultima volta) mi è stato regalato il calendario della Banca Popolare di Sondrio, che quest’anno si sofferma sul concetto dei “Pascoli della Libertà”, un’immagine legata alla protezione e valorizzazione degli alpeggi e dei pascoli montani, visti come luoghi di equilibrio naturale, biodiversità e sostenibilità. L’approfondimento a cura di Davide Sapienza , scrittore e promotore della pratica geapoetica, si sofferma, come detto, su sostenibilità e biodiversità, ma parla anche di valore culturale, libertà e natura selvatica, per tracciare un percorso e farci comprende quanto i pascoli gestiti in modo sostenibile, ovvero che preservano la natura selvatica o la vita pastorale tradizionale, simboleggiando uno stile di vita e gestione del territorio in armonia con la natura in contrapposizione a modelli di sfruttamento eccessivo e di crescita illimitata. Vi lascio quindi di seguito la trascrizione di questo trafiletto. Con sempre l’augurio di u...

Camminare nelle Alpi

Anche quest’anno ho ricevuto come regalo il calendario predisposto dalla Banca Popolare di Sondrio il cui incipit presenta un testo di Lino Zani , alpinista, conduttore televisivo e consulente ministeriale in materia di montagna, che prende ispirazione dal suo libro “Era Santo era Uomo”, il racconto di una bella amicizia nata tra le sue montagne con S.S. Giovanni Paolo II. Un racconto che permette di fermarsi a riflettere sulla qualità del tempo che dedichiamo al nostro camminare in montagna, su quanto spesso ci focalizziamo sull’obiettivo, sulla fretta o sulla vetta a tutti i costi (anche quando è al di là dei limiti) dimenticandoci di tutta la bellezza di quanto sta intorno a noi. Spero quindi che leggendo le sue parole troviate modo e tempo di fermarvi a riflettere si quanto sia importate un passo lento durante il cammino e uno sguardo attento a tutto ciò che ci circonda. Infondo, come dice Reinhold Messner, “in montagna bisogna regredire, non c’è spazio per la fretta. Bisogna torna...

✍️ Perché devi spazzolare la roccia!

Con piacere ho letto e riporto di seguito un appello apparso su Preferisco Ghisarmi , la newsletter dei Brocchi Sui Blocchi , che (come si descrivono) ogni due settimane raccoglie qualche argomento da loro scelto, degli aggiornamenti mezzi interessanti e dei consigli più o meno utili dal mondo dell'arrampicata. Buona lettura e mi raccomando: mettiamola in pratica! L’arrampicata sta crescendo tantissimo, soprattutto indoor, questo si tramuta in tantissimi arrampicatori armati di magnesite liquida, che non conoscono l’utilizzo dello spazzolino. Una pratica che, se in palestra risulta antipatica, in natura è inaccettabile. Non si può neanche fargliene una colpa, l’arrampicata è uno sport basato sul passaparola, se nessuno ti insegna l’importanza di una cosa semplicemente non la farai. Quindi abbiamo deciso di scrivere due cose sullo spazzolare. Perché spazzolare? Quando la magnesite si accumula, la roccia perde aderenza: la polvere di gesso si deposita nei buchi della presa...

Il Pino Mugo

Per chi cammina in montagna il pino mugo ( Pinus mugo ) non è certo uno sconosciuto, non fosse altro perché in estate, sui sentieri attorno ad esso, il caldo diventa opprimente. Durante le passeggiate sulle Alpi è quindi facile incontrate questa pianta in quanto cresce su terra acida da circa 1.600 m fino a 2.600 m di quota. Predilige suoli detritici parzialmente consolidati, ad esempio alla base di ghiaioni o di conoidi di deiezione, dove i suoi rami forniscono un’utile protezione contro valanghe e slavine, frenando anche lo scivolamento delle masse nevose sui fianchi più inclinati delle valli. La pianta quindi d’inverno è esposta a tanta neve e temperature aspre, d’estate invece tanto sole e temperature alte. Il pino mugo, o semplicemente mugo, amante della luce e del freddo, è simile a un cespuglio e può diventare alto fino a 3 metri. I suoi rami elastici e ricurvi si adagiano al suolo, resistendo a qualsiasi tipo di tormenta di neve. Il legno è duro ed emana un gradevole odore di...

Neve lontana, neve che non c'è più. Una passeggiata silenziosa tra le opere di Utagawa Hiroshige

Montagna e Giappone. Queste sono le due passioni che mi accompagnano da anni, in quest’ordine oppure invertite, con alti e bassi, in modo esclusivo o in concomitanza, con la capacità di cannibalizzare ogni altra cosa che sto facendo salvo poi ravvedermi e relegarle in un angolo quasi fossero per un po’ in castigo. Eppure nel tempo non le avevo quasi mai pensate a stretto contatto fra loro, sovrapposte, complementari, benché a pensarci bene il Giappone è un’isola che per la maggior parte del suo territorio è di tipo montuoso. Ma come diceva Romano Battaglia, « le coincidenze a volte sono i segnali misteriosi della vita ai quali bisogna credere », di recente mi sono imbattuto in un bell’articolo scritto da Silvio Lacasella su L’Altra Montagna , un blog che raccoglie rubriche, storie, curiosità dalle menti di montagna, che prende spunto dalle opere dell’artista giapponese Utagawa Hiroshige , che sanno offrire atmosfere lontane nello spazio, ma soprattutto nel tempo, per parlare di un ele...

Trekking e riequilibrio motorio

Nel numero di luglio 2022 di Montagne360 , la rivista del Club alpino italiano, era stato pubblicato un bell’articolo di Tullio Bernabei , giornalista, laureato in scienze motorie ed esperto in sicurezza, che mi ha fatto molto riflettere sul mio andar per monti e non solo. Ho quindi ben ho pensato di salvarmi qui sul blog alcuni passaggi di particolare interesse, invitando chiunque, leggendo questo pezzo, abbia voglia di approfondire l’argomento a recuperare il tutto direttamente sulla rivista del Cai. Che dire: buona lettura! Camminare fa bene, lo sappiamo. Ma perché fa bene? Cerchiamo di spiegarlo con l’aiuto della propriocezione, un sistema di controllo che agisce su movimento, equilibrio e stabilità articolare. Camminare fa bene, lo sanno tutti. In particolare chi frequenta la montagna. Al benessere psichico si accompagna quello fisico, ma c’è molto di più: recenti ricerche stanno svelando aspetti nuovi e per certi versi rivoluzionari, che legano strettamente l’escursionismo al...

Da zero a cinque anni, in montagna con i più piccoli

Nel numero di maggio 2021 di Montagne360 , la rivista del Club alpino italiano, era stato pubblicato uno speciale dedicato ai genitori dei bambini più piccoli, perché vivere la natura coi propri figli significa vivere e offrire loro importanti esperienze di condivisione e realizzazione. Per chi come me ama la montagna e ha il desiderio di trasmettere questo sentimento ai propri figli comprenderà bene che i temi affrontati era attuali già allora e lo sono ancor di più ai nostri giorni, per cui ho pensato di salvarmi qui sul blog alcuni passaggi di particolare interesse, invitando chiunque, leggendo questo pezzo, abbia voglia di approfondire l’argomento a recuperare l’intero focus direttamente sulla rivista del Cai. Che dire: buona lettura! FAMIGLIE OUTDOOR (di Luca Calzoni) La natura ha un valore educante che nessun libro e nessun racconto potranno eguagliare. Per quanto ci si possa impegnare, noi, madri e padri di giovani cuccioli umani, non saremo mai in grado di trasmettere le emo...

La natura protagonista nelle leggende dolomitiche

Le genti dolomitiche possiedono uno dei più noti corpus di fiabe, miti e racconti popolarti. Questo ricco patrimonio formula il nucleo della raccolta di leggende dolomitiche pubblicata per la prima volta da Karl Felix Wolff nel 1905 con il titolo “ I Monti Pallidi ”. Il matriarcato è tema ricorrente in queste narrazioni, in cui sono infatti soprattutto le donne a prendere le decisioni e a determinare il corso degli eventi. C’è Dolasilla, la guerriera forte e infallibile. E ci sono Moltina, Tanna, Samblana, Soreghina, Luianta: protagoniste sono sempre le donne, anche in ruoli di volta in volta diversi. Gli uomini riesco a distruggere questa simbiosi del femminile con gli elementi naturali solo attraverso la violenza. Quando poi le donne si uniscono agli uomini, alla fine la vicenda sfoca quasi sempre in tragedia. E alle donne non rimane altro che rifugiarsi nella natura, il mondo da cui provengono e dove tornano ad essere felici. Nel momento in cui le figure femminili ritornano alla na...

“Non ti farò aspettare” di Nives Meroi

Tre volte sul Kangchendzonga, la storia di noi due raccontata da me. Questa storia comincia (male) e finisce (bene) sul Kangchendzonga, la terza vetta più alta della Terra, una delle più difficili da scalare. È una storia epica, non solo di alpinismo, ma soprattutto d’amore e di crescita interiore. Siamo nel 2009 e Nives Meroi è in corsa con altre due alpiniste per diventare la prima donna ad aver conquistato i quattordici ottomila del pianeta. Come ha sempre fatto, affronta il Kangch, la sua dodicesima cima, in cordata con il marito Romano, e senza “sconti”: né portatori d’alta quota, né ossigeno. Allo stesso tempo, mentre i media spettacolarizzano l’impresa, Nives non è insensibile alla sirena della fama, che la sta trascinando in un gioco che non le appartiene... Ma, a poche centinaia di metri dalla vetta, Romano non si sente bene e si ferma. Che cosa sceglie di fare, allora, Nives? Proseguire da sola, conquistando un’altra cima utile per la vittoria, come molti le avrebbero ...

Via Cappuccio del Fungo al Trapezio di Tessari

Poiché la volta scorsa mi era rimasta ancora troppa voglia di salire il bel calcare di Tessari, sono riuscito a mettere insieme qualche amico e partire ancora una volta in direzione di Rivoli Veronese, verso quella parte di Monte Cimo nota come il Trapezio . L’avvicinamento questa volta non è stato un problema e nemmeno trovare l’attacco, due vie dopo quella del Porce, con un chiodo e poco sopra un cordino in clessidra: la via “Cappuccio del Fungo” (E. Cipriani & F. De Renso) era proprio lì ad aspettarci. Questo itinerario salito per la prima volta nel 1982, è stato il primo ad essere aperto sulla parete ed è uno dei più raccomandabili per la roccia, di eccezionale qualità e ricchezza di appigli, e per la conseguente bella arrampicata che offre. Filata la corda e sistemato tutto il materiale, compresi cordini e rinvii per le numero clessidre, siamo partiti in due cordate per la nostra ascesa. Anche questa volta, rispetto a quanto indicato nella relazione, in soli quattro...

Via del Porce al Trapezio di Tessari

Finito da poco il corso di Alpinismo del CAI di Verona , abbiamo cercato subito di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti e quindi, fra le tante proposte che ci hanno consigliato, nel pomeriggio siamo partiti alla volta del Monte Cimo, in particolare verso la parete di Tessari, meglio nota come il Trapezio . Caratterizzata da roccia solita ed eccezionalmente ricca di appigli, questa bella falesia ci è sembrata subito il terreno adatto per metterci alla prova, la scelta perfetta per iniziare a muovere i primi passi da capocordata. Parcheggiato a Tessari, salita la strada sterrata sulla sinistra e superati i campi coltivati, qui è iniziata subito la nostra disavventura, se così la possiamo definire, poiché abbiamo saltato l’ometto che indicava sulla destra il sentiero di accesso alla parte, salendo invece fino alla via d’uscita della nostra via. Archiviata questa parentesi di trekking sotto il cocente sole ci siamo avvicinati alla base della parte cercando la via “Cappucc...

L’estinzione dell’alpinista medio

“Non lo avete notato anche voi? Sono quasi scomparsi gli alpinisti medi. Non so spiegare il fenomeno. Però è un fatto che in Italia negli ultimi anni c’è stata una forte divaricazione tra chi vede la salita come uno sforzo sportivo intenso, spesso estremo, e invece villeggianti di fondo valle ben contenti di fare la loro camminata di poche ore prima di sedersi a tavola per il pranzo.” Inizia così l’articolo di Lorenzo Cremonesi apparso sul numero di aprile di Montagne360 , la rivista mensile del Club Alpino Italiano , che mi ha fatto parecchio riflettere sulla domanda (che campeggia anche sulla copertina): “Siamo alpinisti o turisti?” Qualche volte sarà capitato anche a voi come a me di partire per una camminata e tornando a casa la sera, sentire un po’ di amaro in bocca, forse perché in realtà la meta non è stata altro che il rifugio… E questo articolo, con molta semplicità, porta l’attenzione su una questione che è davvero sotto gli occhio di tutti, ma che per pigrizia riteng...